un incontro tra ila papa e Carron

Papa Francesco e CL

uno strano chiasmo

come papa Francesco vede don Giussani

Nell'incontro col Movimento a Roma il 15 ottobre 2022, papa Francesco ha delineato un abbozzo di come lui vede il fondatore di CL.

Tra le altre cose ha affrontato implicitamente un nodo che vede una certa contrapposizione tra Carrón e i suoi critici: la questione dell'importanza del senso religioso. In sintesi i critici di Carrón lo accusano di fermarsi al senso religioso, cioè alla domanda umana di significato e di felicità. Ma così non è. Sono piuttosto alcuni dei suoi critici che, dimenticando la domanda, il bisogno umano, finiscono col percepire la fede come un dovere, qualcosa che non si capisce bene perché dovrebbe interessarci.

Ora il papa ha detto che Giussani proponeva sì Cristo, ma sempre come risposta a un bisogno umano e non come un dovere. Vediamo:

«Don Luigi aveva una capacità unica di far scattare la ricerca sincera del senso della vita nel cuore dei giovani, di risvegliare il loro desiderio di verità. Da vero apostolo, quando vedeva che nei ragazzi si era accesa questa sete, non aveva paura di presentare loro la fede cristiana. Ma senza mai imporre nulla.»

Il discorso si scandisce in tre tappe:

riserve verso CL?

Osserva Robi Ronza in una sua intervista a Marco Ascione che papa Francesco, per la sua storia e la sua provenienza, aveva avuto modo di apprezzare più il pensiero di Giussani che la realtà vivente di CL:

«È cresciuto in America Latina e lì i movimenti non hanno mai assunto, dicevo, il ruolo rivestito in Europa. Francesco ha però letto le opere di Giussani. Dalle parole con cui si rivolse a noi durante l’udienza in piazza San Pietro del 7 marzo 2015 mi sembrò evidente che conoscesse più i libri di don Giussani che Cl.»

Ma ha papa Francesco qualche possibile riserva contro CL e i movimenti?

una situazione paradossale

Si sta verificando, da qualche tempo, uno strano capovolgimento nel rapporto tra le diverse “anime” di Cl e papa Francesco.

La situazione iniziale

In un primo tempo, e a lungo, vi era stata una totale coincidenza gli estimatori del papa e gli estimatori di Carrón, da una parte, e i critici di entrambi dall'altra.

Chi criticava il papa per una sua presunta arrendevolezza al mondo e una sua eccessiva vicinanza ai poveri e agli emarginati, criticava per motivi simili anche Carrón: non si sarebbero opposti con sufficiente energia alla deriva anticristiana della modernità, specie in tema di vita e famiglia. Gli ultraconservatori, perché è di loro che stiamo parlando, arrivavano ad accusare il papa di essere favorevole all'aborto, o all'omosessualità, o di equiparare l'islam al cristianesimo. Per esempio.

Viceversa Carrón ha sempre difeso la “linea” di papa Bergoglio, stigmatizzando il fatto che persone del Movimento, ad esempio sui social, lo bersagliassero con inauditi toni incendiari.

E a sua volta il papa sembrava ricambiare Carrón con una stima limpida e convinta. Ad esempio il papa nell'incontro con CL del 2015 criticò gli “adoratori di ceneri”, espressione sotto cui non era difficile leggere i critici di Carrón, che gli contrapponevano una pretesa fedeltà a un Giussani che il suo successore avrebbe tradito.

La situazione più recente

Da un certo punto in poi le cose sono cambiate. Se non addirittura rovesciate.

Da una parte i settori ultraconservatori (si pensi a Socci), anche in CL, hanno rivalutato il papa, che pure avevano continuato a criticare per la sua arrendevolezza alla richiesta del governo di sospendere le celebrazioni liturgiche durante i mesi di maggiori restrizioni anti-pandemia (marzo-aprile 2020).

Lo hanno rivalutato per almeno due buone ragioni: a) aver stroncato il DDL Zan (con la nota del 17 giugno 2021) e b) aver scalzato Carrón dalla guida di CL col Decreto del Dicastero “per i laici”, sempre del giugno 2021.

Inizia così una surreale “luna di miele” con un papa fino a poco tempo prima oggetto delle più aspre critiche, al punto da dubitare della sua stessa legittimità canonica.

Viceversa non pochi sostenitori di Carrón si sono trovati in qualche modo spiazzati dalla scelta del Dicastero per i laici. Vivendo una sorta di sbigottito sconcerto, che in taluni diventa sofferto, tacito, rimprovero verso il papa.

Convergenza opportunistica? Sì e no.

Nella misura in cui questa strana convergenza è di carattere opportunistico, il tempo si incaricherà di chiarire l'equivoco e di smascherare da un lato la possibile ipocrisia, nella misura in cui essa c'è, di chi ostenta una interessata deferenza al papa, senza condividerne cordialmente l'impostazione di fondo, e dall'altro di favorire un pieno recupero di fiducia nel papa da parte di chi ora vive con sofferenza il rapporto con lui.

Anche perché la dirigenza post-carroniana, dovendo il suo potere al papa, è attentissima a non dire e fare niente che al papa dispiaccia. Ma a papa Francesco non piacciono di sicuro gli orientamenti politici degli ultraconservatori, che sono però proprio quelli che più in questo momento spalleggiano l'attuale dirigenza, perché vedono in essa la rivincita su Carrón e quindi (nei loro auspici) la possibilità che CL si ri-armi a muso duro contro la modernità cattiva (verso cui Carrón era stato, a dir loro, troppo indulgente). Ma questi settori ultraconservatori amano un tipo di politica che, come spiega bene nei suoi libri Massimo Borghesi, è esattamente agli antipodi di quella voluta da papa Francesco.


Tuttavia c'è un livello su cui la convergenza degli anti-carroniani con papa Francesco potrebbe, a differenza del livello politico, non essere meramente opportunistica: la natura del carisma. In effetti appare tipico degli anti-carroniani una riduzione del carisma a qualcosa - come dire - di meno “elevato”, meno “intenso”, meno “forte”, di quanto non proponesse Carrón (ma anche don Giussani). Sì, c'è il carisma, CL ha qualcosa di specifico da proporre, ma .. “evitiamo di pretendere troppo dalla Grazia”, accontentiamoci di volare un po' più basso. E “affidiamoci a quanto possiamo prevedere e progettare noi”. Questo abbassamento del livello carismatico è quello che poi spinge a buttarsi sul progetto politico come qualcosa senza cui non si potrebbe respirare: si ha tanto più bisogno della stampella politica, quanto meno si sta in piedi per l'esperienza della fede. Una debole intensità di esperienza personale richiama una inevitabile compensazione nella politica.

Ora, come si è accennato, papa Francesco arriva, per ben altre motivazioni e per ben altre vie, a conclusioni che si avvicinano a questo riduzionismo carismatico: a differenza dei due pontefici che lo hanno immediatamente preceduto, non si può dire che papa Bergoglio capisca più di tanto e ami più di tanto i movimenti, che pretendono di vivere la fede con “eroicità” (il lessico venne usato da Giovanni Paolo II nel 1980, quando parlando di San Benedetto disse che «era necessario che l'eroico diventasse quotidiano»), una eroicità, una intensità che si può tentare di indovinare debba sembrargli un po' pretenziosa, da primi della classe. Magari viziati e schizzinosi.

In ogni caso, se oggi il papa è Francesco, occorre che anche chi pensa che i movimenti siano chiamati da Dio a vivere una forte intensità carismatica, cerchi di assimilare il più possibile la parte di verità che ci può essere nel suo richiamo, attraverso cui il Mistero vuole farci capire qualcosa.