una foto di Luigi Giussani

don Luigi Giussani

la convenienza umana della fede

«Chi Mi segue avrà la vita eterna e il centuplo quaggiù»
(cfr. Mt 19,29; Mc 10,29-30; Lc 18,29-30)

il senso di questa pagina

Questa pagina non ha certo la pretesa di esporre in modo organico la figura di don Luigi Giussani, sul quale del resto esiste già una abbastanza ampia letteratura, in particolare il documentatissimo e scrupoloso libro di Alberto Savorana, Vita di Don Giussani. Piuttosto vorrei esporre qui i motivi per cui egli è stato importante per la mia vita.

In sintesi, don Giussani, che mi ha raggiunto in un primo tempo tramite una comunità “periferica” di CL, e che poi ho avuto la fortuna di incontrare personalmente e di ascoltare nel periodo dei miei studi universitari, è stato decisivo per farmi percepire la fede cristiana non come un'eredità del passato da conservare per dovere, ma come umanamente interessante e meritevole di un coinvolgimento totale.

📔 Opere principali di don Luigi Giussani

titolo originale titolo ital. (o edizione) anno
Il senso religiosoRizzoli Milano19661, 20032
Dalla liturgia vissuta. Una testimonianza.Rizzoli Milano19731, 19742, 19913, 20164
Decisione per l'esistenzaJaca Book Milano1978
L'alleanzaJaca Book Milano1979
Moralità: memoria e desiderioJaca Book Milano19801,19811
PregareJaca Book Milano1984
All'origine della pretesa cristianaRizzoli Milano19881, 20012
Perché la ChiesaBUR Milano19901, 20032
Un avvenimento di vita, cioè una storiaIl Sabato Roma1993
Si può vivere così?Rizzoli Milano19941, 20072
Il rischio educativoRizzoli Milano19951, 20162
Si può (veramente?!) vivere così?BUR Milano1996
Le mie lettureRizzoli Milano19961, 20192
«Tu» (o dell'amicizia)BUR Milano1997
Lettere di fede e di amiciziaPaoline Cinisello Balsamo1997
Vivendo nella carneBUR Milano1998
L’autocoscienza del cosmoBUR Milano2000
Tutta la terra desidera il Tuo voltoPaoline Cinisello Balsamo2000
Che cos'è l'uomo perché te ne curi?Paoline Cinisello Balsamo2000
Affezione e dimoraBUR Milano2001
L'attrattiva GesùBUR Milano2001
Dal temperamento un metodoBUR Milano2002
Il miracolo dell'ospitalitàPiemme Casale Monferrato2003,20122
Una presenza che cambiaBUR Milano2004
Un caffé in compagniaRizzoli Milano2004
Dall'utopia alla presenza (1975-1978)BUR Milano2006
Certi di alcune grandi cose (1979-1981)BUR Milano2007
Uomini senza patria (1982-1983)BUR Milano2008
Qui e ora (1984-1985)BUR Milano2009
L'io rinasce in un incontro (1986-1987)BUR Milano2010
Ciò che abbiamo di più caro (1988-1989)BUR Milano2011
Il cammino al vero è un'esperienzaRizzoli Milano2012
Un evento reale nella vita dell'uomo (1990-1991)BUR Milano2013

Il cristianesimo come risposta alla domanda umana

Giussani, dal punto di vista teorico, si inserisce in un movimento teologico iniziato nell'Ottocento, teso a riscoprire, con la Patristica, l'integralità dell'annuncio cristiano, superando così le angustie di un razionalismo teologico che aveva avuto ricadute negative sulla proposta concreta della fede, ridotta in senso moralistico.

Ma Giussani è stato ben più che un teologo: prima e più ancora, egli è stato un uomo, che voleva vivere in modo pieno e ragionevole, cercando sempre il significato di tutto, non arretrando mai davanti alla domanda: perché? Lui stesso riferisce che fu suo padre a esortarlo in questa volontà di chiarirsi il senso delle cose e delle scelte.

Da questo atteggiamento di fondo, che lo porta a voler vivere in modo utile, a sé e agli altri (ne parlava come della sua «ossessione»), nasce una simpatia per qualsiasi ricerca di senso autenticamente umana (si veda la sua simpatia per Leopardi), e una avversione a un modo abitudinario, moralistico o clericale di vivere e proporre la fede. La fede per lui non è un dovere da attuare per fedeltà a una tradizione acriticamente accolta, ma è la risposta al bisogno umano, alla domanda umana di significato e di felicità.

Alcuni elementi caratterizzanti della figura di Giussani

Una vita determinata dai fatti

Giussani ha dato vita a uno dei più importanti movimenti ecclesiali del '900, Comunione e Liberazione, ma non in base a un progetto a tavolino, benché di quello che poi sarebbe stato CL egli parlava con alcuni, pochi, suoi compagni di seminario.

Tutta la sua opera è piuttosto stata determinata dalle cose che gli accadevano, come sottolinea bene Alberto Savorana nella citata biografia. Siamo insomma ben lontani dall'idea di “piano pastorale”, inteso come progetto.

Una grande capacità di valorizzazione

A differenza di un certo clericalismo, Giussani non aveva paura di valorizzare tutto quanto fosse valorizzabile, anche se sorto al di fuori della Chiesa visibile.

Così Giussani valorizza il non credente Giacomo Leopardi, o altri non credenti come Pascoli, Pasolini, perfino Nietzsche, di cui apprezza l'idea che molti cristiani non hanno, come dovrebbero per rendere credibile la fede, una «faccia da salvati». È in linea con questa grande apertura valorizzatrice che il settimanale Il sabato, nato soprattutto per iniziativa di persone di CL e a CL sempre rimasto legato, accoglieva articoli di autori non cristiani e tra loro anche molto lontani, come il missino Giano Accame e il radicale Lino Jannuzzi.

Per la stessa ragione egli non ha fretta di spingere ad entrare nella Chiesa visibile: lo si vede con il grande rispetto che egli ha di studenti ebrei, a cui chiede anzitutto di andare a fondo nella loro tradizione. Ben diversamente da un possibile spirito proselitistico.

il linguaggio “giussaniano”

Giussani si è prefisso di comunicare il cristianesimo, da lui sperimentato come e pienamente corrispondente all'attesa umana di pienezza di vitavero, in modo accettabile all'umanità contemporanea. E per far questo ha anche “riplasmato”, ricalibrato il lessico precedentemente usato nell'annuncio cristiano.

Molto forte infatti in lui era la, giusta, convinzione che troppi, di fronte al lessico tradizionalmente in uso, finissero col pensare di aver capito tutto. Che in effetti era quello che rischiavano di pensare anche quei sacerdoti e cristiani che usavano con disinvoltura parole grandi, della cui non scontatezza sembravano non accorgersi.

Qualche esempio:
  • Egli è stato molto sobrio nell'usare la parola “Dio” (che può appunto dare l'illusione di aver capito tutto di Lui) e ha spesso preferito usare la parola “Mistero”, o “il Mistero che fa tutte le cose” (si noti il presente: “fa”).
  • Anche espressioni come “il Signore”, o mi risulta che l'espressione “Signore Gesù” la usasse molto raramente e per lo più nella formula “Vieni Signore Gesù” Giussani le usava con molta sobrietà e cautela, per la medesima ragione (uno può illudersi di aver capito tutto, di possedere Ciò, o meglio Colui, che invece si fa imprevedibilmente incontro a noi, sempre più grande dei nostri pensieri) e preferiva termini come “la Presenza”, “Colui che è tra noi”, e simili.
  • Un altra espressione abusata nella pastorale tridentina e che Giussani riformula è “anima”, “salvezza dell'anima”, “salvezza delle anime”: egli invece da un certo punto in poi preferisce la parola “destino”, “amore al destino dell'altro”. Anche qui: c'è un respiro nuovo, che elimina il più possibile quanto di angustamente moralistico di poteva essere nell'espressione “salvezza dell'anima”.
  • Un'altra parola che Giussani ricalibra è la parola “cuore”: a differenza che in Pascal o in molta omiletica barocca, Giussani usa questa parola non come sinonimo di “sentimento” (e tanto meno come “sentimento istintivo”), ma come insieme di sentimento e ragione, cioè come sinonimo di «In che cosa consiste questa esperienza originale, elementare? Si tratta di un complesso di esigenze e di evidenze con cui l’uomo è proiettato dentro il confronto con tutto ciò che esiste. La natura lancia l’uomo nell’universale paragone con se stesso, con gli altri, con le cose, dotandolo – come strumento di tale universale confronto – di un complesso di evidenze ed esigenze originali, talmente originali che tutto ciò che l’uomo dice o fa da esse dipende.
    A esse potrebbero essere dati molti nomi; esse possono essere riassunte con diverse espressioni (come: esigenza di felicità, esigenza di verità, esigenza di giustizia, ecc...). Sono comunque come una scintilla che mette in azione il motore umano; prima di esse non si dà alcun movimento, alcuna umana dinamica. Qualunque affermazione della persona, dalla più banale e quotidiana alla più ponderata e carica di conseguenze, può avvenire solo in base a questo nucleo di evidenze ed esigenze originali.» (Il senso religioso, cap. 1, § 4)
    . Di un cuore così inteso perciò non c'è da diffidare. Pena l'essere «l’esperienza religiosa (...) è un fenomeno che attiene all’umano, (...) un fenomeno che avviene in me, che interessa la mia coscienza, il mio io come persona» quindi «è su me stesso che devo riflettere. Mi occorre un’indagine su me stesso, un’indagine esistenziale. (...) Se non si partisse dall’indagine esistenziale, sarebbe come chiedere la consistenza di un fenomeno, che vivo io, a un altro. Il che, se non fosse conferma, arricchimento o contestazione a seguito di una riflessione già personalmente intrapresa, renderebbe l’opinione altrui supplenza di un lavoro che mi compete e veicolo d’opinione inevitabilmente alienante» (Il Senso religioso, cap. 1, § 4).
  • Ulteriore parola che Giussani per lo più preferiva evitare era “conversione”: sostituendola ad esempio egli con la parola “spostamento”, uno deve “spostarsi” dalla posizione in cui istintivamente si troverebbe (in cui sempre ci troviamo).
    • Anche qui: se uno pensa in termini di conversione è più facile che pensi di aver chiaro tutto: c'è una legge che conosce a menadito e si tratta solo di applicarla.
    • Invece uno deve spostarsi perché è la realtà che glielo chiede, implicando certamente anche l'osservanza della legge, ma non limitandosi alla noiosa ripetitività del già noto, bensì accettando di inoltrarsi in un'avventura in cui è chiesto di andare sempre oltre la propria misura.
  • Analogamente un'espressione “vincere una tentazione”, almeno nel senso in cui era tradizionalmente usato nell'omiletica “tridentina”, gli era abbastanza estranea: si può vedere in “Situazione temporalesca” (in Affezione e dimora, parte III), che è forse quella che più di tutte mette a tema il concetto di “tentazione”, ricalibrandolo in senso non moralistico. Il punto infatti non è il mio sforzo per “vincere la tentazione”, ma il «Ecco, non siate anche voi come i gatti, che si voltano per guardare con spavento quello da cui sono sfuggiti; perché non siete ancora sfuggite se guardate ciò da cui siete sfuggite.
    È niente; quel che avete fatto oppure non avete fatto per caso, è niente, non vale niente: “Tutto questo non è mai esistito [è inconsistente, per sua natura]. Egli solo è”».
    .

Un rapido sguardo alla (implicita) teologia di Giussani

Da un lato Giussani ha riscoperto, come abbiamo visto sopra, la pertinenza della domanda umana, e questo fa riferimento a Blondel, e attraverso quest'ultimo a S.Agostino e alla patristica: dire domanda umana di felicità e di significato è infatti dire desiderio di Dio, desiderio di Infinito, non saziabile da alcuna realtà finita, materiale.

Tuttavia d'altro lato, il desiderio di quell'Infinito, che solo può saziare l'attesa del cuore, non si traduce, come era il rischio di un certo agostinismo, in uno spiritualistico disprezzo per la realtà materiale. Al contrario, e qui Giussani recupera pienamente Tommaso d’Aquino, occorre la massima attenzione alla realtà concreta, sensibile, perché è solo attraverso di essa che si può arrivare all'Infinito. E questo perché l'Infinito si è fatto carne. In effetti il Prologo del Vangelo di Giovanni («il Verbo si è fatto carne») è un passo evangelico tra i più decisivi per la concezione di Giussani.

Quindi la genialità, anche teologica, di Giussani, è di unire il meglio di Agostino (il desiderio, la domanda) con il meglio di Tommaso (la decisività della realtà sensibile), evitando i possibili esiti unilaterali sia del primo (un intimismo o un sentimentalismo avulsi dal mondo) sia del secondo (un razionalismo pago del finito).

I due cardini di una vita di fede

Giussani amava soprattutto due passi evangelici, entrambi del Vangelo di Giovanni: 1) l'incontro di Andrea e Giovanni con Cristo (l'ontologia) e 2) il sì di Pietro (l'etica).

l'avvenimento imprevedibile dell'incontro

Il primo episodio (Gv 1, 35-39) rappresenta l'inizio dell'esperienza cristiana: un incontro. Un incontro imprevedibile con una Presenza eccezionale, che corrisponde alle esigenza del cuore (l'esigenza di felicità, di significato, di libertà, di amore): come si vede ci sono sia il fattore oggettivo (tomistico, un dato oggettivo, sensibile, carnale: incontrano un Uomo in carne e ossa, da poter seguire, andando a casa sua: «venite e vedete», che per Giussani era la formula cristiana) sia quello soggettivo (l'esigenza, l'attesa). La fede comincia così, con un Incontro, con l'avvenimento di un incontro.

il “sì di Pietro”

la potenza infinita della Misericordia ricreatrice

Il secondo episodio (Gv 21, 15-18) è quello che traccia le coordinate dell'etica cristiana: non una coerenza, ma il Sì di S.Pietro alla domanda «mi ami tu» che Gesù gli rivolge ben sapendo che quello l'aveva rinnegato e tradito. Oltre ogni moralismo, che misura e che alla fine non può che sfociare o in presunzione (“come sono bravo!”) o in disperazione (“non potrò mai farcela!”), c'è la adesione a una Misura oltre ogni nostra umana misura, adesione a un Altro, sguardo rivolto a un Altro, che ha preso per primo l'Iniziativa, e non alla mia capacità o incapacità di riuscire.

sintesi ed eredità

Che cosa spiega il quadro che ho velocemente abbozzato? A mio parere la certezza che l'Altro esiste per davvero, e che ci si è per primo fatto incontro. Per questo tutto si riannoda al fatto che il cristianesimo non è qualcosa che dobbiamo fare noi, ma è qualcosa che dobbiamo accogliere. Con inesauribile stupore.

Non è, cioè, il frutto di qualcosa che noi siamo stati capaci di pensare (razionalismo, gnosi, direbbe papa Francesco) e che noi dobbiamo essere capaci di attuare (moralismo, pelagianesimo, direbbe sempre papa Francesco).

Se allo stupore per qualcosa che lo precede e che non può possedere, uno sostituisce la convinzione di aver capito tutto quello che c'è da capire e che adesso il problema è applicare quello che ha capito, ci si allontana dalla impostazione di don Giussani.

Per questo, oggi, segue di più don Giussani chi abbraccia questa certezza di fondo: non siamo noi a creare il cristianesimo, ma il Mistero. Che esiste per davvero e ci ama: scoprire nell'esperienza esistenziale questo, vale più che mettere in riga il mondo, in base a un nostro progetto.

Per questo chi si lascia prendere invece dalla paura e insegue delle sicurezze umane, puntando tutto su propri progetti, non segue il presupposto originante, senza cui tutto cade: non siamo noi a creare Dio, ma è Lui che ci ha creato e prende continuamente per primo l'Iniziativa.

In questo senso il suo primo successore, don Julian Carron, ha, a mio parere, seguito don Giussani (pur con qualche limite, certo), senza paragone più dei suoi critici. Ne parlo in questa pagina.

📖 Testi on-line

🎼 Multimedia

Giussani aveva una fortissima predilezione per la musica, ben maggiore di quella per le arti figurative (come osservò una volta Bona Castellotti in una intervista su Tracce). Non per nulla, ad esempio, lui stesso racconta di come fu importante per lui sentire una certa musica di Donizetti (“Spirto gentil”). E nei primi anni di insegnamento, portava in scuola un pesante grammofono, pur di far ascoltare ai suoi alunni le sue musiche preferite, quale aiuto a far emergere il senso religioso. E ogni incontro del Movimento tenuto da lui cominciava con l'ascolto di qualche brano musicale, non come generico intrattenimento, ma come reale introduzione a quanto poi sarebbe stato detto, a quanto sarebbe accaduto.

E memorabili sono i suoi commenti di opere musicali, contenuti nel volume Spirto gentil.

Non per nulla nel movimento di CL sono fioriti diversi cantautori, come Claudio Chieffo e Adriana Mascagni, e vi è stata in generale una grande creatività musicale, ad uso non esclusivamente liturgico.

Tra i tanti brani amati dal “Giuss” si possono ricordare i responsori di Da Victoria e in genere la musica polifonica, ma anche Beethoven, da lui molto amato. Ma anche Schubert e Mozart (in particolare l'Agnus Dei della Messa dell'Incoronazione).

Grande importanza poi ebbe la sonata preludio op. 28, n.15“la goccia” di Chopin, ascoltabile qui sotto, che per lui rappresentava un eloquente simbolo del fatto che tra le molteplici, alterne vicende della vita, c'è come una nota costante, una stessa Presenza che sempre ci interpella.

🎬 Filmografìa

Giussani amava soprattutto tre films, che volle fossero resi disponibili all'acquisto “rieditandoli”, ossia

Di questi tre films Giussani parla anche in Le mie letture, libro in cui parla dei suoi autori letterari preferiti, aiutando a trovarne un senso utile per la vita di ognuno.

Si vedano ad esempio, su questo sito, le pagine su

Oppure:

📚 Bibliografia essenziale

Contributi